Ad un certo punto. era il 1929 la storia del nostro paese si arricchisce di un evento, tralaltro anche drammatico, che segnerà la sua storia con un fatto d'amore di una donna eroica.
E' stata la storia di una mamma, Carmela Borelli a rendere celebre Sersale legandolo ad un evento esaltante espressione del sentimento materno. L'episodio di Carmela Borelli accadde il 21 febbraio 1929, in un momento in cui l'inverno faceva sentire ancora la sua presenza.
Lei, si dedicava, come tante altre donne, ai lavori agricoli senza risparmiare sacrifici ai figli che sin da piccoli erano abituati a condividere i travagli dei genitori. Quasi tutto l'anno dimorava nella Marina in località Murtelliettu insieme ai suoi figli più piccoli, per procurarsi il pane quotidiano, il marito la lasciava spesso sola perchè impegnato nel pascolo in altre campagne.
Quel giorno decise di partire nella tarda mattina con due asini carichi anche di grano, per raggiungere il paese dove avrebbe potuto fare il pane e portare un pezzo di panno di grandina, che aveva gelosamente conservato, ad un sarto, perchè le confezionasse un nuovo gunnellino; aveva con sè i due figli più piccoli: Costanza di nove anni e Francesco di cinque.
Il tempo appariva calmo e il cielo sereno, la giornata era insomma propizia per il viaggio. Aveva percorso alcuni chilometri di quella strada mulattiera, insieme ai suoi bambini, quando il cielo incominciò improvvisamente ad oscurarsi e un gelido vento di tramontana portava con se qualche fiocco di neve.
Mamma Carmela affrettava il passo, ma la situazione peggiorava: il vento diventava sempre più forte, la neve cadeva con intensità e in breve, una terribile bufera investì madre e figli.
I bambini intirizziti dal freddo camminavano affannosamente, proteggendosi con i miseri vestitini dalle raffiche di vento, ma ben presto non furono più in grado di camminare. La mamma disperata ne prese uno in braccio continuando la marcia.
Anche gli asini non furono più in grado di continuare e nei pressi del luogo detto i tre cavunielli uno si accasciò al suolo morendo poi assiderato. La perdita dell'animale e del suo prezioso carico aumentò la disperazione della donna, ma non c'era altro tempo da perdere, la sua vita e soprattutto quella dei suoi bambini valevano più che di ogni altra cosa.
Un contadino Felice Torchia che percorreva la stessa strada la esortò a camminare più velocemente e abbandonare l'altro asino, ma lei sebbene esausta non lo ascoltò, con le ultime energie rimastegli tentò di percorrere l'ultimo tratto di strada per arrivare al paese.
I bambini non resistevano più al gelo e presto divennero freddi dando i primi segni di assideramento. La mamma tentò l'impossibile, si tolse gran parte delle sue vesti e coprì amorosamente i suoi bambini.
Così denudata, la sventurata si trascinò con il piccolo Francesco in braccio fin quasi alle prime case del paese ai piedi del Monte Crozze dove non riuscì più a camminare e si accasciò a terra. Aveva di fronte la Conicella dei Zanchi un tabernacolo recante l'immagine della Vergine.
Pur consapevole che la sua vita stava per esaurirsi, cercava riparo per i suoi bambini, volse lo sguardo intorno ma non trovò alcun aiuto perchè nessuno poteva udire la sua debole voce. Allora compì l'ultimo atto della sua tragedia, difese i piccoli riparandoli con il proprio corpo seminudo.
Felice Torchia, intanto arrivato in paese bussò alle prime case avvertendo gli abitanti di correre in soccorso della donna. Subito alcuni paesani corsero in aiuto e trovarono Carmela con la vita quasi spenta e i bambini intirizziti e gelidi, ma salvi grazie al suo sacrificio.
I soccorritori portarono subito in salvo i bambini e la madre e corsero a chiamare il medico, che quando giunse nel rifugio dove era Carmela dovette constatare che la sua presenza purtroppo non era più necessaria.
Tale atto eroico è stato sempre apprezzato e ricordato, tanto che la Tribuna Illustrata ed il Mattino Illustrato dedicarono la copertina del primo Marzo 1929 e le Piccole Italiane offrirono un monumento in marmo bianco che attualmente è posto al centro della piazza intitolata a Carmela Borelli.
Ogni anno, per ricordare la madre eroica la Pro-loco ha istituito un premio da assegnare alla donna calabrese che si è più distinta nell'anno precedente.