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Itinerario 2: Catanzaro Lido – Catanzaro – Termini – Sila (anello della Sila – Recise – Villaggio Mancuso) – Albi – Taverna – Sorbo S. Basile – Fossato – Pentone – Termini – Catanzaro (Siano) – Catanzaro Lido.
   

 

 

 

 

 

 

 

 


Foto 4: Albi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Foto 5: Taverna - Chiesa di Santa Barbara.

 

Partendo da Catanzaro Lido verso l’interno e percorrendo la S.S. 19 e poi la 109 bis, che si snoda a diverse altitudini nel fertile territorio rurale di Catanzaro, tra folti castagneti ha inizio un viaggio alla scoperta di un’altra Calabra e di uno dei suoi artisti più celebri, che proprio a Taverna, nella cittadina che gli diede i natali nel 1613 creò una sorta di “museo personale” quasi unico nel suo genere.

Superato il bivio che porta a Pentone e al Santuario della Madonna di Termini (Foto 3) risaliamo verso la Sila. Percorrendo la S.S. 19 arriviamo a Recise e Villaggio Mancuso, rinomate stazioni turistiche nel cuore del verde della Sila, tappe fondamentali per l’escursionista in visita alla mitica selva calabra. Qui è possibile visitare aree di straordinario interesse naturalistico e faunistico che fanno da sfondo all’ampio invaso della Valle del Crocchio ai piedi della Sila Piccola.

Dopo aver compiuto un lungo anello che si snoda tra pinete e boschi secolari, seguendo la 179 Dir, ritorniamo verso Albi (Foto 4), Paese di poco più di mille abitanti, dove a qualche chilometro dall’abitato si trovano i resti di un’abbazia quasi sconosciuta, “Santa Maria di Pesaca”, fondata da monaci italo-greci nel 970.
E’ ancora visibile la conformazione perimetrale dell’edificio a cui era annessa una Chiesa a pianta ad aula. I pochi resti del Campanile e del monastero rappresentano una congiunzione ideale tra la storia di questi luoghi e l’elemento spirituale che si ritrova anche nella piccola Chiesa di San Pietro e Paolo ad Albi, dove è custodita una bella “Madonna della Misericordia”, scultura di marmo bianco d’anonimo autore del secolo XVI proveniente dalla Chiesa di Santa Maria della Misericordia, di cui si conservano i ruderi, fondata da un nucleo di monaci agostiniani che diedero origine al paese.
Nello stesso luogo di culto troviamo una “Madonna del Carmelo e Santi”, gran tela di pittore provinciale del secolo scorso che presenta diverse analogie con altri dipinti dello stesso artista conservati nella Chiesa Del Ritiro a Mesoraca e nel “Museo d’Arte sacra di Zagarise”.

Lasciata Albi con le sue strade strette e silenziose e l’architettura spontanea delle sue minuscole case proseguiamo verso Taverna (Foto 5). Le sue strade strette si snodano a saliscendi e le case addossate una all’altra, con i segni del vecchio e del nuovo in un contrasto a volte stridente, disegnano fantasiose architetture e arditi punti di fuga. Già sul finire del Seicento, Giovanni Fiore – il cappuccino erudito di Cropani al quale dobbiamo i ponderosi tomi della “Calabria Illustrata” – ne glorificava la storia.

In epoca romana Taverna probabilmente fu stazione stradale con il nome di Taverna. Sta di fatto però che il Fiore, dopo averne ripercorso le vicende, ricorda il genio del suo pittore massimo ammirato in tutta Europa, che qui nacque nel 1613, e una serie d’illustri personaggi, umanisti e filosofi, tra cui anche un cosmografo e teologo oggi dimenticato, Gian Lorenzo Anania, autore della “Universal Fabbrica del Mondo”.

Taverna fu nel ‘600 un centro molto ricco, con oltre tremila abitanti e giurisdizione su una decina di villaggi vicini. Vantava numerose chiese e monasteri, edifici in buona parte completamente distrutti, e un <<Sedile patrizio>>. Lo storico Antonio Baldini, autorevole guida che la visitò nel 1926, scrive: “Taverna ha cinque chiese che sono San Domenico, Santa Barbara, San Nicola, e poi un po’ fuori l’abitato, San Martino e i Cappuccini. Tutti e cinque si vantano di possedere opere del Preti.

Il preti, conosciuto in tutto il mondo col nome di “Cavalier Calabrese”, lasciò Taverna che era ancora giovinetto e pare che non ci tornasse che una volta sola, da vecchio, interrompendo una volta il suo viaggio da Napoli a Malta.

Monumento di grande interesse artistico è la Chiesa di San Domenico con l’attiguo convento domenicano ora sede del museo. Sono qui custodite numerose tele opera del pittore Mattia Preti (1613-1699). Altre pregevoli opere sono conservate nella Chiesa di Santa Barbara sempre a Taverna.

L’opera del “San Giovanni Battista”, custodita anch’essa nella chiesa di San Domenico, eseguita probabilmente nel 1672 quando l’artista si recò a Taverna in occasione della morte del fratello, è di grandi dimensioni (cm 272 x 195).
Essa rappresenta San Giovanni Battista, titolare dell’Ordine Gerosolimitano, ritratto secondo i modelli iconografici di Battistello Caracciolo. Il dipinto reca sul basso l’autoritratto dell’artista che rappresenta se stesso con l’abito dei Cavalieri di Malta e reca in mano i simboli della sua condizione, la spada e il pennello.

La visita a Taverna può iniziare proprio dalla Chiesa di San Domenico, dopo che dall’antistante piazza si è potuto ammirare un bel panorama e l’imponente complesso dell’ex convento domenicano, dove oggi sono ospitati gli uffici comunali e il Museo Civico. La fondazione del cenobio domenicano, risale al 1464. L’edificio che subì gravi danni in seguito al terremoto del 1662, fu riedificato in forme barocche tra il 1670 e il 1680.

Fuori l’abitato di Taverna, a tre chilometri circa lungo la vecchia strada per la Sila, si scorgono i resti di un’imponente Torre di guardia edificata nel 1431. Il viaggio proseguendo lungo la carrozzabile permette di godere interessanti panorami.

Dopo aver visitato Taverna, è consigliabile sostare nei vicini piccoli centri montani e collinari dove il tempo sembra scorrere lentamente. Sorbo S. Basile (Foto 6) è uno di questi piccoli paesi – ricostruito interamente dopo il terremoto del 1783 – che si supera dopo aver raggiunto Taverna.
Le sue viuzze strette si dipanano in alto e in basso tra le piccole case ammucchiate l’una accanto all’altra. Qui i segni del passato e le forme del nuovo si fondono disordinatamente in un contrasto che disegna architetture talvolta improbabili e scorci spesso stridenti. Da visitare in ogni modo la Chiesa Madre, dove si conserva un bel busto ligneo d’ignoto autore settecentesco raffigurante San Francesco Saverio.

La strada si districa poi tra la cangiante vegetazione verso Fossato Serralta, un piccolo paese con le case in pietra che quasi introduce alla mitica selva, da sempre presente in tutte le vicende legate alla storia della regione, dai rapporti tra gli Entri e le colonie magnogreche, tra i Bruzi e i Romani, fino a quelle più recenti legate alle ribellioni sanfediste e al brigantaggio durante il decennio francese e le fasi postunitarie.
Le semplici e lineari chiese di questi paesini, come Santa Maria delle Grazie, in effetti, non possono che rispecchiarne la storia; ma non di rado riservano qualche interessante sorpresa, come la Chiesa parrocchiale di Fossato, dove è possibile ammirare un bel crocefisso ligneo d’anonimo autore della metà del’700.

Dopo il bivio di Cafarda, incrociando nuovamente la 109 – una delle strade più emozionanti della Calabria, che da Lamezia porta a Steccato di Cutro, congiungendo la costa tirrenica a quella ionica -, incantevoli paesaggi si chiudono lungo le curve, aprendosi come sipari tra oliveti e querceti, lasciando intravedere ora il magico Ionio ora i boschi della Sila, incontriamo Pentone, un piccolo centro agricolo, ad oltre settecento metri d’altitudine. Pentone sorge su un alto crinale che si affaccia alla vallata del fiume Alli, da dove si possono ammirare gli straordinari panorami del circondario. Contornato da castagneti e da oliveti, il paese mostra i tipici tratti di molti piccoli centri collinari della Calabria spopolati dall’emigrazione. Al turista però il silenzio dei suoi vicoli, che scandisce il fluire lento del tempo, apparirà quasi magico e irreale.

Le testimonianze del passato, molte, al contrario, le forme particolari d’architetture popolari, le caratteristiche stradine, i palazzotti un po’ severi. Infine, la Chiesa di San Nicola, che nella sua estrema semplicità offre una “Madonna col Bambino e Santi”, opera d’anonimo pittore provinciale della fine del sec. XVIII. La tela, di buona fattura, richiama altre dello stesso autore, rintracciabili nel “Museo d’Arte sacra di Zagarise” e nella Chiesa del Ritiro di Mesoraca.

 

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