IL FIUME CROCCHIO (O CROCCHIA)
Il suo corso iniziale ha origine nella Sila Piccola, nella sorgiva del Tirivolo, intorno alle pendici del Monte Felicita, a sud-ovest di località Femmina Morta. Il fiume molto suggestivo nella prima parte del suo corso, si precipita vertiginosamente a valle tra profonde gole, con un lamento da uragano che lo accompagna sino alla pianura, dove slargandosi nei pressi della foce, riceve il suo unico affluente, il Nascari, oggi Nasari.
Forse questo è il fiume di cui parla lo storico antico Licofrone nella sua “Cassandra”: <<Et sinum celer Flumen emanat Irrigansprofundum Choni (1) et fertilitatem>>. Dallo storico Plinio il Crocchio viene invece chiamato Arocha e ritenuto originariamente navigabile nei pressi della foce: <<Amnes navigabiles sunt Cecinus, Crotalus, Semiris, Arocha, Targines>> (2). Dal canto suo lo storico calabrese Gabriele Barrio da Francica, aggiunge: <<Non longe a Cropano Arocha fluvius navigabilis fluit>> (3). In seguito lo stesso corso d’acqua venne denominato Crogi e finalmente Crocchio, da non confondersi però con il fiume “Crotalus”, come in passato ha fatto invece qualche storico locale, il cui corso corrisponderebbe invece all’attuale fiume Corace.
Attualmente il fiume conserva il suo nome antico di <<Crocchio>>, con significato di <<fiume che canta intrepido sbattendo con flutto che pulsa: del color di croco>>. I latini lo chiamavano <<Crocus et Croscum>>.
Il Crocchio, come narra in eleganti versi latini il letterario cropanese Francesco Grano, entra pure a buon titolo a far parte della mitologia classica.
Il suddetto letterato descrive secondo la tradizione locale come “Aroca” fosse in origine <<una bellissima Ninfa>>, la quale, disprezzando gli amori pastorali, si dedicò a quelli della caccia tanto cari ad Artemide. Avvenne dunque, che, mentre ella vagava per le campagne in cerca di fiere, un pastore, spinto da sfrenata passione verso questa leggiadra ninfa, la violentò. Il sole fu commosso dalla sventura capitata alla ninfa, che rimase da allora inconsolabile, e la trasformò nel limpidissimo fiume, il quale da allora ricevette il nome di “Ninfa Arocha”. Il pastore però non rimase senza castigo, perché le altre ninfe, avendo saputo dell’infelice sorte capitata alla compagna, convenute assieme, uccisero questi a colpi di pietre. Le pietre che colpirono il pastore furono tanto numerose, che il luogo dove avvenne la lapidazione fu chiamato “Petraia”: “Quod locus ostendit lapidodus, qui modo ab illo Vetrari aeternum servat per specula nomen” (4).
Il Crocchio, lasciando la leggenda e la poesia, è in realtà un fiume perenne di particolare bellezza e suggestività, che potrebbe oggi essere maggiormente sfruttato dal turismo ambientale per le sue abbondanti acque che scorrono, per lungo tratto, tra due alte e spettacolari pareti rocciose. Le impetuose acque del Crocchio sono utilizzate anche per alimentare due centrali elettriche, di cui una nel territorio di Sersale, e l’altra in quello di Cropani. Lungo tutto il suo corso le acque vengono comunque utilizzate soprattutto in agricoltura per scopi irrigui.
Sul Crocchio, narra ancora la tradizione antica, si svolge una battaglia tra la potente repubblica di Crotone e il piccolo stato di Uria, che segnava pure i confini tra le due città contendenti.
Più volte le rive del Crocchio, che hanno visto in passato il raduno di eserciti in furiose battaglie, oggi potrebbero rivivere attraverso la pacifica e più fruttuosa riscoperta da parte del crescente esercito di naturalisti ed ambientalisti interessati alle bellezze della Calabria.
1) Choni sarebbe un’antichissima città nei pressi dell’affluente Nasari. Si vuole che corrisponda all’attuale Belcastro.
2) Plinio, Historia Naturalis, I Lib. 3.
3) – 4) Cfr. F. Grano, “De situ laudibusque Calabriae, daeque Arochae Ninphae Metamorfosi poema », Roma 1570.
RIFERIMENTI
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G.Barrio (da Francia), De Antiquitate et Situ Calabriae, (1° ediz.) Roma 1570, (II° ediz.) Roma 1737.
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C. Carlino, Santuari e Chiese di Calabria, Catanzaro 1997.
CX. Carlino, Sila Piccola, (ediz. F.c.) Catanzaro 1998.
G. Fiore, Della Calabria Illustrata, Napoli 1691-1693.
A. Frangipane, L’arte in Calabria, Messina 1927.
F. Grano (da Cropani), La natura e le lodi della Calabria e la metamorfosi della Ninfa Aroca, (1° ediz.) Roma 1570, reprint a cura di V. Nisticò e p. R. Le Pera, Chiaravalle C.le s.d..
G. R. Gissing, Sulle rive dello Ionio, a cura di M.F. Minervino, Torino 1994.
G. Isnardi, La Sila, IN “Le vie ditali”, 7 1927.
R. Le Pera, Cropani, Catanzaro 1966.
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E. Zinzi, Calabria, in Dizionario della Pittura e dei pittori, Torino 1989.
GAL “Valle del Crocchio”, Cropani (Cz).