Archeologia e musei nella Valle del Crocchio Archeologia e musei nella Valle del Crocchio
 
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Archeologia e Musei
   

 

IL PARCO ARCHEOLOGICO DI SCOLACIUM
(Aperto tutti i giorni: 9.00 – 13.00/15.00 a un’ora prima del tramonto – tel. 0961.391356)

A circa 1 km a sud di Catanzaro Lido, immerso tra ulivi secolari, sorge dal 1982 il Parco Archeologico di Scolacium, vasta area di notevolissimo interesse che ha restituito alla storia le vestigia della romana Scolacium, città sorta sulle rovine anteriori della colonia magno-greca di Skilletion.

Il parco sorge lungo la strada per Borgia, subito dopo l’incrocio con la strada statale 106. Anticamente associato ai Castra Hannibalis, il vasto sito archeologico è stato identificato con il luogo su cui sorse l’antica città greca di Skilletion e successivamente la romana Scolacium. Abbandonata definitivamente nel VII secolo d.C., la popolazione di Scolacium si rifugiò nei centri vicini, e Squillace n’ereditò il nome e il ruolo come antica sede vescovile.

Gli scavi recenti hanno finora portato alla luce interamente il teatro (I-II sec. D.C.) e il foro di Scolacium, di forma rettangolare e pavimento in sequipedales (mattoni quadrati con lato di 44 cm), è delimitato a nord-ovest dal c.d. “decumanus maximus”, la lunga strada che conduceva da est ad ovest della città, lastricata in granito e perfettamente conservata.

La strada correva su un piano più elevato rispetto a quello della piazza, raccordato da una rampa fatta costruire da un esponente della famiglia dei Decimii, com’è possibile apprendere dalla grande iscrizione pavimentale incisa su due blocchi di granito con lettere di bronzo.

Lungo il “decumanus” è posta una fontana. Il lato nord est era occupato da tre edifici: il primo absidato, il secondo destinato alla “Curia” e provvisto di podio e il terzo destinato alle “termae”, raccordati da un portico. Sempre nel foro troviamo un edificio “in antis”, costruito successivamente al foro stesso. Dallo scavo della piazza sono emerse nei pressi della fontana una statua femminile acefala dedicata al culto di Cerere e cinque statue trovate presso il portico dell’edificio absidato.

Accanto al foro sorge l’imponente basilica di Santa Maria della Roccella, l’ultimo intervento d’edilizia sacra effettuato dai Normanni in Calabria che per qualche decennio, tra lo XI e il XII secolo, rioccuparono il sito antico, La costruzione, in stile romanico, con influenze bizantine e arabe, con un grande corpo absidale, era la più grande della Calabria insieme alla Cattedrale di Gerace. L’edificio mostra diverse analogie con San Giovanni Theresti di Stilo.

Non molto distante dal foro è situato il teatro romano, costruito sfruttando il declino naturale della collina. Poteva contenere circa 3500 persone. Edificato in epoca Giulio-Claudia, fu distrutto da un incendio nel VI sec. D.C. e quindi abbandonato. Le parti principali del teatro erano l’orchestra, la cavea e la scena. L’orchestra semicircolare è circondata da tre gradini riservati ai “subsellia”, i posti d’onore assegnati per i personaggi più illustri. Il pubblico accedeva alla “ima cavea” e all’orchestra grazie a due passaggi laterale “confornicationes”, in seguito murati che sostenevano ai lati due “tribunalia”, i due palchi laterali.

La “cavea” (gradinata per gli spettatori) si divideva in “ima (la più vicina all’orchestra), in “media” (gradinata centrale) e “summa cavea” (la gradinata più alta). Nell’ima sedevano i senatori, i cavalieri e le altre autorità. La media era riservata al popolo, ma conteneva in genere anche un luogo riservato alle massime autorità, come per esempio l’imperatore. Nella gradinata superiore trovavano posto la plebe e le donne.

Crollati i muri della scena del teatro di Scolacium, si conservano oggi il muro del “pulpitum” (palco) e la “fossa” dove con una serie di pali e contrappesi veniva innalzato il sipario.

 

 

LA CASA MUSEO DI VINCOLISE

A Vincolise, minuscola frazione di Magisano, sorge una casa-museo singolare, che vale la pena di visitare. Appartenne ad Antonio Greco, un fervente patriota che prese parte ai moti del 1848, seguendo poi Garibaldi dopo aver scontato diversi anni di prigione nelle carceri borboniche.

Si tratta di un palazzo, con bei mobili e vecchi libri, diversi oggetti antichi, una cappella privata, con un bel porticato al primo piano. Contiene inoltre una nutrita raccolta di reperti locali della civiltà contadina, con diversi oggetti pazientemente raccolti e ripristinati: zappe e roncole, vecchie bilance e contenitori di diverse fogge per l’olio, telai e altri oggetti per la filatura della lana.

In una costruzione attigua sorge un vecchio frantoio dove è possibile ammirare una pressa per la spremitura delle olive, oltre a un antico palmento. Oggetti questi che rimandano ad una civiltà quasi del tutto scomparsa, che il proprietario della casa aiuta a far rivivere accompagnando amorevolmente il turista in questo singolare viaggio tra vecchie cose e le testimonianze di un passato che appare affascinante e lontano.

 

 

 

IL MUSEO D’ARTE SACRA “S. FRANGIPANE” DI ZAGARISE
Visite a richiesta tel. 0961.937002/937071

Il Museo è ospitato nell’edificio parrocchiale annesso alla Chiesa di Santa Maria Assunta, che il suo fondatore, il parroco don Egidio Pudia, sarà felice di far visitare agli interessati. Vi si trovano esposti 36 dipinti provenienti dalla Chiesa del Convento dei Domenicani e della Chiesa di Santa Maria Assunta di Zagarise.

Tra le opere più interessanti si segnalano alcune tele di un pittore provinciale del secolo scorso, Antonio Riannetti, autore di due versioni di una “Madonna con Bambino e Santi Pancrazio e Giuseppe” e una “Madonna col Bambino e San Filippo Neri”.

Tra le altre tele di notevole interesse, un dipinto settecentesco di anonimo pittore provinciale, “San Domenico con episodi della sua vita”, che riprende motivi iconografici cinquecenteschi, e una “madonna con il Bambino e i Santi Vito e Lucia”, anch’essa opera di anonimo del XVIII secolo.

 

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